Il gruppo Alphabet conquista il 12,4% delle risorse economiche del settore, contro il 12% del servizio pubblico. Al terzo posto sale Meta, mentre la pubblicità digitale continua a crescere e l’editoria tradizionale perde terreno.
Per la prima volta nella storia del sistema italiano delle comunicazioni, una piattaforma digitale supera la Rai per risorse economiche. A segnare il sorpasso è Alphabet, la società che controlla Google, che nel 2024 ha raggiunto una quota del 12,4% del Sistema integrato delle comunicazioni (SIC), contro il 12% della televisione pubblica.
Il dato, rilevato dall’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (AGCOM), fotografa una trasformazione profonda del mercato dei media: il peso economico delle piattaforme globali cresce e modifica gli equilibri di un settore che per decenni ha avuto nella televisione tradizionale uno dei suoi principali punti di riferimento.
La pubblicità online traina la crescita
Il principale motore dell’espansione del settore è la pubblicità su Internet. Nel 2024 ha sfiorato gli 8 miliardi di euro, registrando un incremento del 12,6% e arrivando a rappresentare il 36,6% dell’intero SIC.
La differenza tra i due comparti mostra quanto siano cambiate le strategie degli inserzionisti. Motori di ricerca, social network e servizi digitali attraggono una quota crescente degli investimenti, grazie alla possibilità di raggiungere pubblici specifici e misurare le prestazioni delle campagne.
La televisione resiste, ma cambia il suo ruolo
Il sorpasso di Google non significa che la televisione abbia perso la propria rilevanza economica. L’area dei servizi audiovisivi e radiofonici, insieme alle piattaforme di condivisione video a pagamento, rimane la principale componente del SIC, con quasi 9,5 miliardi di euro e una crescita del 6,8% rispetto al 2023.
I servizi audiovisivi in chiaro hanno registrato un aumento del 4,4%, sostenuto dalla raccolta pubblicitaria e dalle risorse pubbliche. Ancora più marcata la crescita dei servizi televisivi a pagamento, che hanno guadagnato l’11,3%, con un contributo importante delle offerte online.
L’editoria tradizionale resta sotto pressione
A mostrare le maggiori difficoltà è l’editoria tradizionale. Quotidiani, periodici e agenzie di stampa hanno registrato nel complesso ricavi per circa 2,8 miliardi di euro, in diminuzione del 3,9% rispetto all’anno precedente.
La contrazione riguarda sia le vendite delle copie sia le entrate pubblicitarie e riflette le difficoltà strutturali di un settore impegnato a trasferire online modelli economici sviluppati nell’era della carta stampata.
